Minari, Mario <1894-1962> - Arredi profani - Piatti
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*Piatto con coppia di fagiani dorati in amore nel fondo / Mario Minari. - Esecuzione [1924-1940]. - 1 piatto : rame stampato e cesellato ; diam. 35 cm. ((Pervenuto al Museo Brozzi nel 2022, a seguito della donazione di Elvira Romanelli Bricoli, in ricordo del marito, il pittore Colibri (Parma, 1926-1996), il grande "Piatto" firmato lungo l'orlo della tesa "MINARI", manifesta nella scelta del soggetto, una coppia di fagiani in amore dalle penne allungate in enfatici sviluppi di ispirazione quasi manierista, la predilezione dell’artista per un motivo "animalier" caro anche a Brozzi, seppur orientato verso una più decisa stilizzazione delle forme. – La datazione può essere riferita agli anni della collaborazione di Minari con Brozzi a Roma, nel laboratorio di Villa Strohl-Fern.
*Piatto con coppia di fagiani dorati in amore nel fondo / Mario Minari. - Esecuzione [1924-1940]. - 1 piatto : rame stampato e cesellato ; diam. 35 cm. ((La datazione del grande "Piatto" firmato lungo l'orlo della tesa "MINARI", donato al Museo Brozzi nel 2022 da Elvira Romanelli Bricoli, vedova del pittore Colibri (Parma, 1926-1996) amico dell’artista, può essere riferita agli anni della collaborazione di Minari con Brozzi, quando quest’ultimo, ormai stabilmente allogato a Villa Strohl-Fern, chiamava il giovane Mario nel suo laboratorio, coinvolgendolo nelle numerose commesse che lo impegnavano in quel tempo.
*Piatto con lotta di damigelle di Numidia nel fondo / Mario Minari. - Esecuzione [1924-1940]. - 1 piatto : rame stampato e cesellato ; diam. 35 cm. ((Donato nel 2022 da Elvira Romanelli Bricoli, vedova del pittore Colibri (Parma, 1926-1996), amico dell’artista, il grande "Piatto" firmato lungo l'orlo della tesa "MINARI", attesta la prossimità di Mario Minari con la figurazione animalista, con cui egli ebbe modo di venire a contatto durante la sua permanenza a Roma, dove si trasferì nei primi anni Venti, finendo con l’orbitare quasi esclusivamente nell’ambito di Villa Strohl-Fern, dove erano attivi numerosi scultori che trattavano il soggetto zoomorfo ed in particolare il conterraneo Renato Brozzi, che lo chiamò a collaborare nella realizzazione delle molteplici commesse che lo impegnavano in quel tempo.