Bernard Manin (1951-2024) filosofo francese specializzato nel pensiero politico. Direttore degli studi presso l' EHESS e professore alla New York University, è noto per il suo lavoro sulle istituzioni eccezionali, sul liberalismo e sulla democrazia rappresentativa .
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Tra le sue pubblicazioni: «On Legitimacy and Political Deliberation» (1987) e «Democracy, Accountability and Representation» (con A. Przeworski e S. Stokes, 1999). Nel 2010 il Mulino pubblica «Principi del governo rappresentativo»: Dall'Atene antica a Montesquieu, da Aristotele a Rousseau, nessuno ha mai considerato le elezioni strumento democratico per eccellenza. La migliore espressione della democrazia è stata vista, semmai, nell'estrazione a sorte, garanzia di rigorosa uguaglianza. Per converso, esiste un'irriducibile componente aristocratica nel governo rappresentativo dei moderni, in origine ritenuto sostanzialmente diverso dalla democrazia. La sua crisi di oggi, dunque, suggerisce di guardare senza nostalgia alla presunta età aurea dei partiti di massa. Le tendenze recenti, che valorizzano il ruolo dei leader e della comunicazione, rammentano a Manin la fase genetica dell'esperienza democratica, fondata sulle persone e i rapporti diretti. Alla "democrazia dei partiti" subentra così la "democrazia del pubblico", il confronto fra individui rimpiazza quello fra grandi ideologie interpretate da grandi organizzazioni. Di questo passaggio scrive Ilvo Diamanti: "Non è detto che una democrazia più tiepida, con partiti più esili, leader più forti, una pluralità di luoghi di controllo e di partecipazione più o meno informali, un cittadino scettico e anche un po' cinico ci riservi un futuro peggiore" (rieditato nel 2017 con prefazione di Ilvo Diamanti, cfr. https://www.mulino.it/isbn/9788815273277 Dalla fine del Settecento, in Europa e negli Stati Uniti l’idea di democrazia è inseparabile da quella di rappresentanza. In realtà, nella genealogia del governo rappresentativo, si mescolano tratti democratici e tratti oligarchici. Oggi, l’evoluzione della democrazia suggerisce di guardare senza nostalgia alla presunta età aurea dei partiti di massa. Le tendenze recenti, che valorizzano il ruolo dei leader e della comunicazione, rammentano i primordi del sistema rappresentativo, fondato sulle persone e sui rapporti diretti. Nell’attuale «democrazia del pubblico» il confronto tra individui ha sostituito quello fra grandi ideologie interpretate da grandi organizzazioni. Una magistrale indagine sulla democrazia e sulle sue metamorfosi.
*Aula Magna : Università, via Castiglione, 36, Bologna / Anonimo . - 20 novembre 2010. - 158 fotografie digitali, color (JPG), (374 MB; 4288 x 2848 pixels) su Server. ((File digitali conservati su Server della Casa editrice “Il Mulino”. - La visualizzazione in Catalogo delle fotografie presenta l’aggiunta di un foglio di appunti dattiloscritto con i nomi degli effigiati, risultato di una ricerca coeva alla catalogazione.
Abstract
Bernard Manin (1951-2024) filosofo francese specializzato nel pensiero politico. Direttore degli studi presso l' EHESS e professore alla New York University, è noto per il suo lavoro sulle istituzioni eccezionali, sul liberalismo e sulla democrazia rappresentativa . Tra le sue pubblicazioni: «On Legitimacy and Political Deliberation» (1987) e «Democracy, Accountability and Representation» (con A. Przeworski e S. Stokes, 1999). Nel 2010 il Mulino pubblica «Principi del governo rappresentativo»: Dall'Atene antica a Montesquieu, da Aristotele a Rousseau, nessuno ha mai considerato le elezioni strumento democratico per eccellenza. La migliore espressione della democrazia è stata vista, semmai, nell'estrazione a sorte, garanzia di rigorosa uguaglianza. Per converso, esiste un'irriducibile componente aristocratica nel governo rappresentativo dei moderni, in origine ritenuto sostanzialmente diverso dalla democrazia. La sua crisi di oggi, dunque, suggerisce di guardare senza nostalgia alla presunta età aurea dei partiti di massa. Le tendenze recenti, che valorizzano il ruolo dei leader e della comunicazione, rammentano a Manin la fase genetica dell'esperienza democratica, fondata sulle persone e i rapporti diretti. Alla "democrazia dei partiti" subentra così la "democrazia del pubblico", il confronto fra individui rimpiazza quello fra grandi ideologie interpretate da grandi organizzazioni. Di questo passaggio scrive Ilvo Diamanti: "Non è detto che una democrazia più tiepida, con partiti più esili, leader più forti, una pluralità di luoghi di controllo e di partecipazione più o meno informali, un cittadino scettico e anche un po' cinico ci riservi un futuro peggiore" (rieditato nel 2017 con prefazione di Ilvo Diamanti, cfr. https://www.mulino.it/isbn/9788815273277 Dalla fine del Settecento, in Europa e negli Stati Uniti l’idea di democrazia è inseparabile da quella di rappresentanza. In realtà, nella genealogia del governo rappresentativo, si mescolano tratti democratici e tratti oligarchici. Oggi, l’evoluzione della democrazia suggerisce di guardare senza nostalgia alla presunta età aurea dei partiti di massa. Le tendenze recenti, che valorizzano il ruolo dei leader e della comunicazione, rammentano i primordi del sistema rappresentativo, fondato sulle persone e sui rapporti diretti. Nell’attuale «democrazia del pubblico» il confronto tra individui ha sostituito quello fra grandi ideologie interpretate da grandi organizzazioni. Una magistrale indagine sulla democrazia e sulle sue metamorfosi.