Valerini, Flaminio
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*Huc genus humanum uultus, huc lumina flecte, Quo Sol aspectans pallet, et ora tegit. Inspicies ne oculis siccis, qui cuncta creauit, Stipite depositum, quo mala nostra tulit? Ne fugias miserae Matris sociare dolorem, Neu comitum planctus uoce gemente sequi. Quin, alij ante sacrum quàm uelent corpus, et ungant, Pronus ego lacrimis uulnera sancta lauem. : Flaminij Valerini Veron. ; Federico Borromeo Cardinali ampliss:mo Tit. S. Mariae de Angelis Archiepiscopo Mediolanensi in deuoti animi testimonium / Federicus Barotijus Vrbinas inventor ; Egidius Sadeler scalp. - [Verona : s.n., 1595-1597]. - 1 stampa : bul. ; 609 x 359 mm. ((Tit. tratto dall'iscrizione su due colonne e dalla dedica in calce alla parte figurata. Per il tit. convenzionale "La Sepoltura di Cristo" attr. al dipinto del Barocci, cfr. Emiliani, 1985, I, p. 151. - Il luogo e la d. di ed. sono quelli del soggiorno del Sadeler a Verona, durante il quale ha con probabilità anche commissionato al poeta Flaminio Valerini i versi incisi sotto la parte figurata, cfr. Bury, 2001, pp. 108-109, n. 68. I stato, cfr. TIB, 72 (Suppl. Part 1), 1997, p. 91, n. 7201.057 S1. - Centinata. - La prova traduce il dipinto realizzato dal Barocci tra il 1579 e il 1582 per la cappella della Confraternita della Croce e Sagramento nella chiesa di Santa Croce a Senigallia; nota una replica pittorica e una serie di disegni preparatori, cfr. Emiliani, cit., pp. 150-167. La sola Isabelle de Ramaix ipotizza che questa prova possa essere copia in controparte della traduzione di Philippe Thomassin eseguita nel 1590, cfr. TIB, 72 cit.