*All' Ill.ma Et Eccma Sig.ra Mia Signora Et Prona Col.ma La Sig.ra D. Olimpia Barberini Principessa Di Palestrina. : Il Sacrificio della Caccia da Senofonte celebrato a Diana, et espresso in pittura dal celebre pennello di Pietro da Cortona, si adorna de pregi dell'Ecc.ma Casa Barberina, in cui si ammira. Ond'hora esposto al pubblico nelle stampe, non riconosce altra luce, che quella del glorioso nome di V.E: che risplendendo nel Barberino Cielo, quasi nouella Giunone, porta insieme gli honori di Pallade, et di Diana. Et humiliss. all'E.V. m'inchino : di V. E. Humiliss. ac Deuotiss. Ser. Matteo Gregorio de Rossi / Pietro Berrettini da Cortona Inuent. et pinse. ; Pietro Aquila Panernitano delin et incise. - In Roma : Gio. Iacomo de Rossi le stampa alla Pace co Priu. del S Pont., [ante 1691]. - 1 stampa : acqf. ; 440 x 626 mm. ((Tit. e comp. del tit. tratti dall'iscrizione in calce alla parte figurata. Per il tit. "Sacrificio a Diana", cfr. Le Blanc, I, 1854, p. 53, n. 62. - La d. di pubbl. precede il 1691, anno di fine attività di Giovanni Giacomo De Rossi. Altro stato, probabilmente antecedente quello che presenta la dedica di Giovanni Giacomo De Rossi a Olimpia Barberini. - Il rame è conservato presso la Calcografia Nazionale (Roma), cfr. Petrucci, 1953, p. 181, n. 110; Grelle Iusco, 1996, pp. 266, 455, p.62 c.7. - La prova traduce in controparte il dipinto di Pietro da Cortona oggi perduto e precedentemente conservato a Palazzo Barberini (Roma), cfr. Briganti, 1982, pp. 254-2555, n. 120, fig. 265. Le quattro traduzioni di Aquila dal Cortona, "Il ratto delle Sabine", "Il sacrificio di Polissena", "Il trionfo di Bacco" e "Il sacrificio di Senofonte a Diana", le prime tre commissionate dai marchesi Sacchetti, due delle quali realizzate quali pendants, e la quarta di provenienza Barberini, dal Bottari erroneamente considerata parte della collezione Sacchetti, posso forse essere lette come una serie di fogli sciolti. Non si tratta di una serie editoriale in senso stretto; tutte stampate da Giovanni Giacomo De Rossi, per le analogie stilistiche e di formato, paiono far emergere la volontà editoriale di leggere queste quattro iconografie quale corpus unitario.